L'Odontoiatria moderna non significa solo: “Cura dei Denti”, ma comprende tutte le terapie necessarie a migliorare il sistema Stomatognatico, sia ai fini masticatori che relazionali.

Oggi, per poter interpretare veramente i bisogni dei Pazienti, è basilare instaurare con loro un rapporto di conoscenza e di fiducia continua. Anche il Paziente deve collaborare per il raggiungimento di questo stato ottimale.

 

Diagnosi

La prima visita:
Nel nostro studio l’obiettivo della prima visita è quello di comprendere i problemi relativi alla bocca della persona (adulta e non), osservarne nel dettaglio tutte le caratteristiche, e giungere a una sicura diagnosi.
Per aiutare il clinico a formulare una diagnosi corretta, è molto importante, come abbiamo detto sopra, che il Paziente comunichi nel modo più preciso possibile i sintomi, ovvero le sensazioni spiacevoli che prova, e renda partecipe il dentista della sua storia medica, sia quella relativa alla sua bocca, che quella generale.
Nella maggior parte dei casi da noi, al termine della prima visita, è possibile formulare la diagnosi e un piano di trattamento, definito “preliminare”: comprende la terapia delle urgenze, la pianificazione degli elementi che servono a completare la diagnosi (radiografie, modelli di studio, fotografie, ecc.) e, soprattutto, l’eliminazione della responsabile di carie e malattie parodontali, ovvero: della placca batterica.

Igiene Orale

Una corretta igiene orale è una strada obbligata per il mantenimento della salute della bocca ed è il primo strumento di prevenzione delle patologie del cavo orale.
Alla prevenzione va associata una corretta educazione, che consiste nella motivazione e nell’istruzione del paziente, al fine di renderlo responsabile delle scelte che attua nei confronti della salute del proprio cavo orale.
Nel caso in cui sia già in corso una patologia, i mezzi e le modalità usate per contrastarla costituiscono la terapia.
L’Igienista dentale: è l’operatore sanitario che si occupa di prevenzione, educazione e terapia. Il mantenimento della salute orale evita le recidive delle diverse patologie della bocca. Il paziente quindi deve avere un’accurata igiene domiciliare e sottoporsi a controlli periodici frequenti. Questo è possibile solo grazie ad un rapporto di collaborazione e di fiducia tra l’igienista ed il Paziente, al fine di poter adottare strategie personalizzate mirate a mantenere la salute del cavo orale di quest’ultimo.

Terapia conservativa

E’ quella branca dell’Odontoiatria che si propone di conservare i denti naturali dei pazienti, ovvero di ripristinare, il più presto possibile lo smalto e la dentina andati perduti in seguito a carie o a traumi perché, in ogni caso, l’obiettivo (Un motto per lo Studio Piccinini) resta, quello di cercare di conservare i denti naturali: nessuna delle metodiche disponibili, ancorché sofisticata, può realizzare una protesi che abbia caratteristiche migliori.
Il ripristino dei tessuti duri del dente, mediante appositi materiali, viene detta otturazione. Il materiale usato per le otturazioni e le ricostruzioni è costituito da speciali resine composite che sostituiscono il tessuto dentale andato perduto, integrandosi nel dente in modo da essere scarsamente o per nulla distinguibili.

Endodonzia

E’ quella specialità dell’Odontoiatria che si occupa dei tessuti che costituiscono la polpa dentale all’interno del dente, (l’endodonto). La polpa dentale è un vero e proprio organo costituito da un tessuto ricco di vasi e di terminazioni nervose, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute dei denti, e li difende dalle aggressioni batteriche. Quest’organo possiede inoltre le proprietà per dare inizio ad una vera e propria azione cercando, autonomamente, di riparare i danni prodotti quando i batteri o le tossine da questi prodotte riescono a passare dalla superficie e raggiungere la polpa del dente; ciò avviene normalmente in seguito a una carie profonda che a sua volta genera un’infiammazione: la pulpite.
Si tratta di un’infiammazione che può avvenire rapidamente; in questo caso si tratta del comune “mal di denti”, definito pulpite acuta, o protrarsi nel tempo (pulpite cronica). L’infiammazione, acuta o cronica, può propagarsi all’esterno dell’apice del dente e diffondersi nell’osso alveolare circostante, provocando lesioni definite come ascesso (infiammazione acuta) o granuloma (infiammazione cronica) visibili in radiografia come un’area scura intorno all’apice della radice.
Queste forme di infiammazione possono svilupparsi anche in seguito a traumi di forte intensità, anche a molti anni di distanza e possono raggiungere un grado di irreversibilità: in questo caso, si effettua il trattamento endodontico, ovvero, il tessuto che costituisce la polpa viene rimosso dalla corona (camera pulpare) e dalle radici dei denti (canali radicolari). La cavità che si viene a creare dopo la rimozione della polpa deve essere prima detersa (col passaggio successivo di appositi strumenti) e poi otturata con un materiale (generalmente guttaperca) che ha lo scopo di “sigillare” l’apice delle radici.
La cavità creata nella corona, per poter accedere ai canali radicolari (cavità d’accesso), andrà poi otturata in modo da sigillare la camera pulpare e ripristinare l’integrità del dente. Tale operazione, che normalmente si realizza mediante l’utilizzo di resine composite, è comunemente chiamata ricostruzione del dente.

Ritrattamento endodontico

Un trattamento endodontico effettuato non correttamente, la presenza di varianti anatomiche che rendono difficile la completa decontaminazione, un non perfetto sigillo dei canali radicolari ed anche gli ascessi e granulomi, nel tempo, possono manifestarsi anche in denti già trattati, e quindi necessitare di un secondo intervento.
Intervenire con un secondo trattamento endodontico a correzione del primo è molto più impegnativo e lungo del primo trattamento. Anche ottenere una completa guarigione diventa statisticamente più difficile; spiegarlo a priori e garantirlo diventa quasi impossibile. Il ritrattamento endodontico può non portare a guarigione un dente affetto da un infezione del canale, in particolare se la cura precedente non è stata eseguita in modo tecnicamente corretto. Un ulteriore opzione terapeutica è rappresentata dall’apicectomia, ovvero un taglio dell’ultima parte della radice infetta attraverso una piccola incisione sulla gengiva.
Dal momento che tutti i canali radicolari devono essere detersi e sigillati, il numero dei trattamenti o ritrattamenti dipende dall’anatomia del dente oggetto dell’intervento: normalmente incisivi, canini e premolari, eccetto i primi premolari superiori, presentano un solo canale radicolare; i primi premolari superiori 2 canali; i molari inferiori 3 canali; i molari superiori 4 canali; tuttavia le variazioni anatomiche di questa catalogazione sono abbastanza frequenti.

Ortodonzia

L’Ortodonzia e l’ortopedia dento-maxillo-facciale sono le specialità dell’odontoiatria che riguardano la prevenzione e il trattamento delle anomalie di posizione e di sviluppo dei denti e dei mascellari.
Gli obiettivi fondamentali di questa specialità riguardano il corretto allineamento dentario, una funzione masticatoria corretta ed una migliore estetica del viso. Tali obiettivi si raggiungono utilizzando una serie di apparecchiature. Sono “apparecchi rimovibili”, realizzati in resina, possono avere differenti colorazioni, inglobare viti e ganci di varia forma e dimensioni; possono anche essere associati, in caso di terapia funzionale, a delle trazioni extraorali; e “apparecchi fissi”, costituiti da attacchi ortodontici direttamente applicati sui denti, nei quali vengono inseriti, di volta in volta, fili di diametro e forma diversi.
Alla luce delle più recenti conoscenze dell’ortodonzia intercettiva, si consiglia una prima visita ortodontica in un’età compresa tra i 3 e 6 anni. Questa permette di valutare: il tipo di crescita maxillo-facciale, le abitudine viziate (succhiamento delle dita,respirazione orale, deglutizione infantile) affollamento dei denti erotti, presenza di eccessivi diastemi, morso crociato mono o bilaterali e morso aperto o morso coperto.
Una prima fase di trattamento, detta terapia intercettiva, eseguita su dentatura latteale o mista, permette di correggere totalmente o in parte quelle disarmonie dentali e scheletriche che, se non corrette nella fase della crescita adolescenziale, potranno complicare notevolmente i futuri trattamenti sull’adulto.
Una seconda fase di trattamento inizia di solito ad eruzione completata dei denti permanenti. Questo permette di correggere le anomalie di allineamento dentale e di crescita scheletrica.
Da un punto di vista estetico e di funzionalità masticatoria, la correzione di determinate malocclusioni porta subito ad evidenti miglioramenti nell’armonia facciale con indubbi vantaggi anche di tipo psicologico. Ciò é particolarmente evidente per i pazienti adulti, ai quali è possibile eseguire una cura ortodontica non più dipendente dall’età del Paziente.

Parodontologia

Branca dell’Odontoiatria che si occupa della salute dei tessuti di sostegno dei denti. Abbiamo già visto come l’eliminazione della placca batterica mediante una periodica igiene, in Studio odontoiatrico e domiciliare, sia il fattore più importante per mantenere denti e gengive sani nel tempo.
Fondamentale della terapia parodontale quindi, è quella non chirurgica, ovvero: le “sedute” di igiene dal dentista (detartrasi e levigatura delle radici). La “terapia chirurgica” parodontale deve essere praticata solo su quei pazienti per i quali la terapia non chirurgica non è stata in grado di eliminare completamente le cause dell’infiammazione dei tessuti attorno ai denti e/o per cercare di ridurre i danni prodotti da detta malattia. La diagnosi di malattia parodontale si esegue facendo un sondaggio con uno strumento millimetrato (la sonda parodontale) lungo tutto il perimetro tra dente e gengiva. La sonda penetra per non più di 3-4 mm nel solco gengivale dando così modo al Dentista di constatare se i tessuti di sostegno sono correttamente attaccati a livello dei colletti dei denti. In presenza di malattia parodontale, i tessuti di sostegno dapprima si staccano dal colletto dei denti, e successivamente vanno incontro ad un processo di distruzione. In questo caso la sonda penetra tra dente e gengiva per più di 3-4 mm, e ci si trova in presenza di una “tasca parodontale”. Nella profondità delle tasche l’ossigeno è scarso ed i batteri che distruggono l’osso possono proliferare (batteri anaerobi). Anche le forcazioni dei molari vanno sondate per accertarsi che non vi sia perdita di supporto in mezzo alle loro radici: in condizione di salute vi è un sigillo, mentre in caso di malattia la sonda penetra tra le radici e, nei casi più gravi, passa da una parte all’altra del dente (forcazione passante).
Nella diagnosi della malattia parodontale vengono utilizzati anche gli esami radiologici: importanti per formulare un piano di trattamento, in quanto radiologicamente si possono valutare dei parametri importanti quali la lunghezza delle radici, la loro forma e la quantità di supporto residuo e, talvolta, il tipo di riassorbimento di osso avvenuto e l’eventuale perdita di supporto.

Implantologia

Disciplina della parodontologia che si occupa della sostituzione dei denti e delle loro radici mediante il posizionamento nell’osso della mandibola e/o della mascella di viti in titanio, chiamate comunemente impianti. Le caratteristiche del titanio fanno sì che essi si integrino nell’osso, divenendone un tutt’uno: impianti osteointegrati.
La tecnica che prevede l’ applicazione degli impianti osteointegrati è collaudata, affidabile e il loro impiego è indicato in molte situazioni cliniche. E’ tuttavia opportuno sottolineare che si tratta pur sempre di protesi artificiali, dotate di caratteristiche molto diverse da quelle “biologiche” proprie dei denti naturali, e nessuna protesi artificiale può essere migliore dei denti naturali.
Gli “impianti” vengono messi per sostituire uno o più denti, già mancanti oppure estratti perché non recuperabili. Gli impianti dentali sono particolarmente indicati quando i denti vicini a quello o quelli mancanti sono sani e integri.
Ulteriore rafforzamento a favore della decisione dell’ implantologia riguarda la possibilità di aumentare la ritenzione e la stabilità che una protesi rimovibile non può avere. Gli impianti infissi nell’osso permettono infatti a questa protesi di ancorarsi ad essi.
La tecnica per l’applicazione degli impianti osteointegrati prevede normalmente due fasi chirurgiche: una fase di apertura, quando gli impianti vengono inseriti nell’osso della mandibola o della mascella, e una successiva fase di riapertura, dopo un periodo di attesa, necessario per permettere l’ osteointegrazione (normalmente 3-6 mesi). Quando i tessuti sono perfettamente guariti e sani, gli impianti vengono conessi con il “dente finto” ovvero con la protesi del dente mancante.
I materiali e le procedure necessarie alla costruzione della protesi ed anche per l’applicazione su impianti sono simili a quelli utilizzati per il rivestimento su denti naturali. Una protesi provvisoria in resina è spesso opportuna nei casi più complessi. In alcune situazioni cliniche, particolarmente nel mascellare superiore, la quantità di osso necessaria per posizionare un “impianto” può essere insufficiente: si deve allora procedere ad aumentare la quantità di osso mediante l’utilizzo di innesti di osso prelevati dal paziente e/o di osso artificiale. Tali procedure prendono il nome di rigenerazione ossea guidata (GBR).
Le procedure della rigenerazione ossea guidata sono frequentemente utilizzate per riempire una cavità presente nella mascella superiore chiamata seno mascellare.
La presenza di questa cavità rende spesso impossibile il posizionamento di impianti nella zona posteriore (premolari e molari). Il riempimento di questa cavità viene detto “Rialzo del seno mascellare”.

Protesi

Specialità dell’Odontoiatria che si occupa di ripristinare l’integrità funzionale ed estetica della bocca sostituendo e/o rivestendo i denti naturali non più idonei con “denti artificiali”, confezionati in laboratorio, perciò non denominati “denti” ma prendono il nome di corone. La ricostruzione di un dente, qualora l’elemento dentario sia stato precedentemente trattato endodonticamente oppure quando questo risulti cariato o fratturato, avviene per fasi successive . Utilizzando delle resine composite ed eventualmente rinforzate con “perni” posizionati all’interno dei canali radicolari, o, più raramente, mediante delle fusioni in lega aurea chiamate “perni moncone”. Affinché un dente possa essere rivestito da una corona è necessario ridurre prima le sue dimensioni attraverso una operazione di limatura, chiamata “preparazione”. Il dente così ridotto di dimensioni diventa, in gergo odontoiatrico, “moncone”, protetto inizialmente da un guscio provvisorio in resina denominato, appunto, “il provvisorio”. Tale guscio viene poi riempito con resina (operazione di ribasatura del provvisorio) e adattato al moncone preparato. Nelle situazioni cliniche in cui i provvisori debbono proteggere i monconi per molti mesi (per esempio nei pazienti sottoposti a terapia chirurgica parodontale), oppure laddove le esigenze estetiche sono prioritarie, a questi primi provvisori ne seguono dei secondi ancora provvisori e sempre costruiti in laboratorio ma con un’ impronta presa sui monconi e sono quindi molto più precisi e rifiniti. Spesso sono rinforzati da una struttura metallica interna: in tali casi si dicono provvisori armati.
La realizzazione e l’applicazione della protesi definitiva avviene dopo un adeguato periodo di tempo, in modo da permettere ai tessuti gengivali di “ritonificarsi” (nei casi sottoposti a terapia parodontale almeno 3 mesi dopo l’ultimo intervento chirurgico).
Le corone definitive possono essere realizzate con diversi materiali (corone fuse in oro, in oro-resina, in oro-ceramica e in ceramica). La scelta del materiale con cui verrà realizzata la protesi definitiva dipende da vari fattori, quali: esigenze estetiche, spazio a disposizione tra le due arcate e presenza di parafunzioni (serramento e/o digrignamento dei denti).

Chirurgia Orale

Ambiti di trattamento
  • Denti del giudizio: I denti del giudizio sono gli ultimi denti a comparire in bocca, nascono tra il 18° e il 25° anno di età, sono i denti che più facilmente possono non trovare spazio per un normale allineamento con gli altri e quindi possono rimanere inclusi (bloccati) nell’osso mandibolare o al di sotto della gengiva. Questa condizione può dare luogo a dolore e gonfiore e richiede, per la loro estrazione, un intervento chirurgico in anestesia locale. Qualora, per il naturale sviluppo nelle arcate dentarie ci sia bisogno di spazio, può essere necessario rimuovere i denti del giudizio precocemente (germectomia).
  • Cisti Infiammatorie delle Mascelle: Alcuni denti rimasti inclusi all’interno dell’osso o che hanno subito delle devitalizzazioni non andate a buon fine possono sviluppare delle cisti infiammatorie. Tali lesioni, benché benigne, si ingrandiscono sempre più e, se si infettano possono creare pus e molto dolore. Per questo motivo devono essere eliminate con un intervento. I denti devitalizzati che hanno originato tali infezioni devono essere curati al livello della radice con un intervento chiamato Apicectomia.
  • Impianti Dentari: Sono dispositivi medici che vanno a rimpiazzare le radici dei denti andate perdute; sono costituiti di titanio e rappresentano, al momento, l’alternativa più duratura per la sostituzione denti tolti a causa di traumi, carie o malattie gengivali. Per posizionare gli impianti dentari è necessario effettuare un intervento, dopo il quale si aspetta un periodo di tempo (2-3 mesi) prima di confezionare la protesi. In casi particolari gli impianti e la protesi possono essere effettuati insieme abbreviando così il trattamento. Per garantire una lunga durata nel tempo, gli impianti dentari hanno bisogno di essere inseriti in un volume di osso adeguato. In alcuni casi questa quantità di osso non c’è a seguito di traumi o infezioni croniche, per cui è necessario ricostruire l’osso mancante.
  • Innesti Ossei e rigenerazione ossea: Per ricostruite l’osso mancante necessario all’accoglimento degli impianti può essere utilizzato l’osso del paziente prelevato da altre zone della bocca, oppure, se impossibilitati a questo, verrà usato materiale sintetico che con il tempo, un processo naturale, lo sostituirà con osso proprio. La carenza ossea più frequente si ha al livello delle zone posteriori della mascella superiore dove ci sono delle cavità piene d’aria chiamate seni mascellari. Per riempire parzialmente queste cavità con osso si effettua un intervento chiamato “Rialzo di seno mascellare”.
Contattaci:
+39 0572 930196


...oppure compilando il modulo:

Richiesta informazioni